Lo
spettacolo racconta due piccole storie di bambini:
entrambe nascono da un “soffio di vento”
ed entrambe raccontano di un viaggio. Le storie
sono narrate e rappresentate da due attori-animatori
che sembrano ricordare i sogni e le fantasie
di quando erano piccoli. Il meccanismo del racconto
ha inizio quando una folata di vento, come per
incanto, fa rivivere un vecchio giardino abbandonato
nel quale sono ancora visibili un'altalena e
una giostra. Il vento accompagnerà i
protagonisti delle due storie che, se pure in
luoghi e in tempi diversi, sembrano essere pervasi
dall'identico desiderio di “andare”
e conoscere. Come piume leggere i personaggi
si lasceranno portare dal vento, affrontando
così un viaggio che li farà crescere
e li porterà infine ad assaporare la
piacevole sensazione del ritorno o della scoperta
di un nuovo spazio di quiete.
Se qualcuno vi dice: “Ho visto una collina...laggiù
dove il sole tramonta. Domani ci andrò!”
non chiedete perché. Non riuscirete mai
ad avere un'esauriente risposta. Dovrete rassegnarvi
a vedere qualcuno che s'incammina spedito e
che ben presto sarà tanto lontano da
essere ai vostri occhi piccolo come un puntino.
Se vedete qualcuno seguire caparbiamente un
cappello non domandategli perché: anche
in questo caso non avrete risposta. Ci sono
domande inutili e ci sono risposte vane. Meglio
non fare le prime per non dovere udire le seconde.
Ci sono momenti nei quali è sufficiente
(e meglio) ascoltare e osservare. Forse il vero
protagonista dello spettacolo è il vento
che, a volte amico, come brezza leggera accarezza
la pelle, altre volte invece si fa nemico e
soffia contro, forte e indomabile. Il vento
che prende le parole, le fa volare in alto e
le trasforma in immagini e suoni, dando vita
alle storie.
