STORIE APPESE A UN FILO

 


una produzione Teatro del Canguro

C’era una volta una corda, una povera corda che, per troppa fretta o per troppa distrazione, si era irrimediabilmente confusa, arruffata, attorcigliata, imbrogliata, ingarbugliata, avvolta su se stessa, appallottolata.
Questo può capitare spesso e non solo alle corde: può succedere a tutti di cadere in una grande confusione così come si piomba giù da un precipizio per accorgersi poi di quanto sia difficile risalire. Occorre dipanare bene ogni intreccio ed assecondare ogni più piccola curva se si vuole arrivare… alla fine della storia.
La corda pian piano prova a srotolarsi e, come un serpente avvinghiato su di un ramo, cerca la strada più giusta verso l’alto o verso il basso o verso la parte che sembra più idonea per procedere spedita “incontro al suo destino”. L’ assistono due attori – animatori che, a seconda delle forme che la corda assume nel suo percorso, e a seconda di ciò che s’incontra lungo il cammino, troveranno lo spunto per raccontare altri personaggi, altri luoghi e situazioni, altre piccole storie.
Storie appese al filo come i panni stesi al sole ad asciugare…parole che si rincorrono come una matassa che si distende e che pian piano ritrova la sua lineare conclusione, frasi sospese che possono anche andare contro senso.
Lo spettacolo cerca di coinvolgere i bambini attraverso un linguaggio surreale e divertente che ricorda quello usato per gioco dai più piccoli, dove la parola può assumere un senso diverso, esasperato e/o distorto e/o assurdo. La storia prende forma grazie ad alcuni meccanismi tipici delle filastrocche e dei racconti per l’infanzia come l’associazione di idee, di immagini e di rime più o meno logiche. Alla fine, così come si dipanerà la matassa, anche il racconto giungerà ad una sua ragionevole conclusione.


Ci sembra molto utile per i bambini d’oggi proporre uno spettacolo che, partendo da tanti piccoli quadri e differenti scene, tenda a ricomporre il tutto in una soluzione narrativa strutturata ed armonica.

Forse i tanti frammenti di comunicazione e i tanti discontinui stimoli che i bambini ogni giorno ricevono, spesso convulsamente ed in modo scomposto, hanno bisogno d’una “storia” che li possa tutti contenere.

E forse anche il teatro può indicare qualche timido segnale in questo senso.

 

 

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