…
il brutto anatroccolo … alzi la mano chi
non si è sentito, almeno per un attimo
della propria vita come il goffo palmipede della
novella di Andersen.
Ebbene in questa nostra civiltà dell’immagine
(e troppo poco – ahimè –
della sostanza) che celebra la bellezza (pseudo)
e il genio (pseudo) a tutti costi e non tollera
neanche l’acne juvenilis – per non
parlare della forfora!!! – e schiaccia
chiunque non primeggi, io so, per esperienze
quotidiane, che un bambino continuamente costretto
a rapportarsi a un mondo così fatuo,
troppo spesso si sente, consciamente o no, un
povero brutto anatroccolo, rifiutato e deriso
quando non abbandonato.
E allora … allora c’è bisogna
di credere in una metamorfosi, in un cambiamento
totale che restituisca una persuasione alla
vita, una voglia di combattere e conquistarsi
una felicità che resista e che investa
anche gli altri che amiamo.
E allora … questa messa in scena a partire
da Andersen è un invito a riflettere
sugli affetti veri che fanno la vita bella e
degna di essere vissuta, su quanto sia importante
stringere i denti e lottare per essi …
e insieme è un segnale di solidarietà
a tutti i brutti anatroccoli del mondo, me compresa
… ma lo spettacolo, s’intende, è
ancora altro …
Maria Cristina Giambruno
personaggi:
il narratore, il brutto anatroccolo, mamma anatra,
gli anatrini, la vecchia anatra, l’anatra
dispettosa, due anatre selvatiche, un papero
selvatico, la vecchia, una gallina, un gatto,
i cigni, un contadino;
luoghi:
il pollaio, la palude, una capanna, il fiume,
il giardino con laghetto; la scena che li rappresenta
si compone di elementi che di volta in volta
disvelano gli ambienti attraversati dalla storia.
trama:
in un pollaio nasce, tra tanti anatrini graziosi,
un anatroccolo brutto deriso e bistrattato da
tutti per la sua diversità; disperato
il povero, brutto anatroccolo fugge dal pollaio
alla ricerca di un ambiente che gli sia più
congeniale e dove, soprattutto, possa essere
quello che è; giunge così in una
palude dove stringe amicizia con un giovane
papero selvatico che, purtroppo, viene ucciso
durante una battuta di caccia, il brutto anatroccolo
sfugge miracolosamente ai colpi dei cacciatori
e si mette alla disperata ricerca di un posticino
giusto nel mondo; transita poi per la casa di
una vecchia che vive con una gallina e un gatto
alteri, sprezzanti e insofferenti, finisce in
un fiume da dove vede per la prima volta librarsi
alti nel cielo grandi cigni bianchi e dove poi
rimane imprigionato nel ghiaccio invernale,
rischiando la morte per assideramento; salvato
da un contadino che lo porta a casa sua, il
povero anatroccolo è vittima delle soffocanti
attenzioni dei figli; di nuovo in fuga, il brutto
anatroccolo, disperato più che mai, si
trova infine sulle rive di un laghetto popolato
da cigni grandi e maestosi dai quali teme di
essere sopraffatto, pur sentendosene attratto
e senza saperne il perché; ma il suo
sguardo indugia sull’acqua dove scorge
riflessa l’immagine non già della
sua figuretta smunta e triste ma di uno stupendo
cigno, quale per l’appunto è diventato;
al colmo della gioia entra nel suo mondo per
ricoprirvi il posto giusto dopo tante disavventure;
tematiche
e contenuti:
diversità, fiducia in se stessi, solidarietà,
amicizia, ambiente, natura, amore per ogni forma
di vita;
tecniche:
teatro d’attore ( fabulazione e mimo),
animazione a vista di pupazzi;
linguaggi:
verbali, non verbali, grafico/pittorici, musicali;