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Nella
magia di una scenografia i cui elementi simbolici
si trasformano di volta in volta in altri, assumendo
intenzioni e funzioni diversificate a seconda
delle necessità della rappresentazione,
una Narrattrice racconta le mirabolanti avventure
di quello che è, per unanime consenso,
il burattino più famoso al mondo.
Avvalendosi di tecniche di animazione e di mimo
che visualizzano, esplicitano, moltiplicano i
significati delle parole, la Narrattrice conduce
Pinocchio e gli spettatori dal Teatro di Mangiafuoco
al… Teatro di Mangiafuoco! Poiché
di viaggio ciclico si tratta in questo spettacolo.
Giacché Pinocchio proprio dal Teatro di
Mangiafuoco parte alla ricerca del suo amato Geppetto,
con il quale non vede l’ora di dividere
i famosi zecchini d’oro, ma… nel viaggio
ricco d’incontri e di scontri, nei quali
dovrà vedersela con ogni sorta di “cattivi
compari” - dagli imbroglioni per antonomasia,
Gatto e Volpe, ai Dottori incompetenti, al Giudice
ingiusto - proprio in questo percorso, che è
quello della crescita, che è quello della
vita quotidiana e straordinaria, Pinocchio scopre
la sua dimensione di vita, la sua funzione sociale
e immortale: quella del burattino, appunto. E
decide perciò di tornare, assieme al suo
amato Geppetto, nel luogo per lui più giusto
e da cui potrà continuare ad allietare
per sempre tutti coloro che abbiano occhi per
vedere e cuore per sentire: il Teatro di Mangiafuoco,
appunto.
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