Glass: trasparenze opalescenti

Arriva a L’Aquila Glass trasparenze opalescenti, una produzione L’Uovo Teatro Stabile di Innovazione in collaborazione con Provincia Autonoma di Trento – Assessorato alla Cultura, Castello del Buonconsiglio, Coordinamento Teatrale Trentino, Centro Servizi Culturali S. Chiara, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Palazzo Roccabruna.

L’allestimento aquilano sarà ospitato dalla Chiesa di Santa Maria Paganica, chiesa simbolo dell’omonimo quarto, la cui edificazione comincia nella seconda metà del XIII secolo e si snoda fino al XVIII. Santa Maria Paganica è stata fortemente danneggiata dal terremoto del 2009 e per questo si è resa necessaria la messa in sicurezza dell’edificio, progettata e diretta dal Vice Commissario Luciano Marchetti. Si tratta di un sistema complesso che, fra le altre cose, prevede un intervento decisamente innovativo e sperimentale: la realizzazione di un tralicciato portante interno all’aula, costituito da travi in materiale composito in fibre di vetro, a sostegno della copertura provvisoria a protezione dell’aula.

E proprio del vetro si racconta in Glass che – come scrive L’Adige – “scompone e rimescola le forze all’opera nella fornace del vetraio per raccontare stagioni, colori, persistenze e cambiamenti nel solco della corrispondenza antica tra micro e macrocosmo”.

Lo spettacolo ha debuttato a Trentoil 30 luglio scorso dove è rimasto in programmazione fino al 29 agosto, animando la grande mostra L’avventura del vetro: dal Rinascimento al novecento tra Venezia e mondi lontani allestita nelle sale del Castello del Buonconsiglio. In quei giorni Glass è andato in scena 57 volte per un totale di 2.906 spettatori, cifre che gli sono valse il secondo posto nella classifica della Borsa Teatro (Giornale dello Spettacolo n. 19, 25 ottobre 2010).

La ideazione del progetto produttivo, della scenografia e delle installazioni è di Antonio Massena, Maria Cristina Giambruno ha curato la drammaturgia e la regia dello spettacolo giovandosi della collaborazione di una validissima équipe artistica e tecnica, prima fra tutti la coreografa Francesca La Cava; in scena gli attori Barbara Esposito, Alessandro Sevi e Alessandra Pavoni, le danzatrici Stefania Bucci e Annalisa Celentano, l’acrobata Elena Bidoia, accompagnati dalle musiche originali del M° Raffaello Angelini.

L’iniziativa è sostenuta dall’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento con la partecipazione di Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Vice Commissario delegato per la messa in sicurezza dei Beni Culturali, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Curia Arcivescovile L’Aquila, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune dell’Aquila, Fondazione CARISPAQ, Associazione Nazionale Teatri Stabili d’Arte Contemporanea, Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila.

un progetto di Antonio Massena
drammaturgia e regia Maria Cristina Giambruno
scenografia e installazioni Antonio Massena
coreografie Francesca La Cava
costumi Chiara Defant
musiche originali e gestione suoni Raffaello Angelini
contaminazioni video Enzo Testa
attori Barbara Esposito, Alessandra Pavoni, Michele Comite
danzatrici Stefania Bucci, Irene Russolillo
acrobata Elena Bidoia
responsabile produzione e direttore di palcoscenico Alessandro Sevi
disegno luci Raffaello Mastrorilli
assistente alla regia Alessandra Pavoni
assistente produzione Chiara Prada
promozione e immagine Antonio Centofanti
ufficio stampa Giada Centofanti
gestione luci Raffaello Mastrorilli e Ivan Roselli
foto di scena Monica Condini
amministrazione Marcella Angelini
realizzazione scenografie Francesco Margutti e Mirella Capannolo
progettazione e realizzazione installazioni fisse Adriano Conci e Alessandro Coppola
Si ringrazia Vertigimn

 

L’idea portante dell’evento spettacolo è il concetto di fusione. Fusione di linguaggi, di spazi e di arti a partire dallo studio e dalla visualizzazione dei quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco componenti basilari di ogni ecosistema, e dei complessi meccanismi che li governano.

E proprio questi elementi si trovano nella stessa natura del vetro. E dallo studio dei quattro elementi così come dal concetto di fusione:

-- verranno realizzate delle installazioni scenografiche che, abbinate a effetti di luce, suoni e musiche, saranno integrate dai movimenti del corpo degli attori e dei danzatori creando una “fusione strutturale” dell’allestimento scenico;
-- le installazioni saranno dislocate in quattro punti diversi del percorso espositivo a creare un ulteriore percorso per il pubblico “fusione spaziale”;
-- saranno utilizzati brani letterari sul vetro e/o su aria, acqua, fuoco e terra giocando alternativamente sulla “fusione drammaturgica” vetro/acqua, fuoco, aria, terra/vetro.


Il percorso drammaturgico e spaziale dello spettacolo accompagna lo spettatore in una rarefatta e trasparente atmosfera nella quale il gioco degli attori, dei danzatori e degli acrobati, la suggestione delle musiche, l’incanto delle luci… tutto avvolge tutti in un mondo di indefinita e trasparente irrealtà…

… è uno spettacolo che, alternando la recitazione degli attori, i movimenti dei danzatori e le evoluzioni degli acrobati in un fluido susseguirsi di dissolvenze con immagini, crea inusuali situazioni visive in cui teatro, danza e immagine si fondono per dar vita a nuove interazioni e a nuovi linguaggi interpretativi a partire da un piano sequenza unico…

… è uno spettacolo che si modifica e si amplia a seconda dello spazio in cui viene allestito: sale, logge, scalinate, sotterranei, siti inconsueti rappresentano di volta in volta percorsi diversi nei quali l’essenza narrativa si fonde con l’ambiente, creando immagini che seguono una sorta di montaggio dissonante e opalescente…

… è uno spettacolo che mette in stretta e diretta relazione interpreti e pubblico in un continuo scambio e compenetrazione di ruoli, frazionando piani e situazioni in un gioco che diventa ricerca del senso dell’essere…

 

 

 

L'AVVENTURA DEL VETRO dal Rinascimento al Novecento tra Venezia e mondi lontani
26 giugno - 07 novembre 2010

Castello del Buonconsiglio - Castel Thun




CALENDARIO RAPPRESENTAZIONI :
Debutto venerdì 30 luglio ore 21.00
sabato 31 luglio ore 11.00 e ore 16.00
domenica 1 agosto ore 11.00 e ore 16.00
martedì 3 agosto ore 11.00 e ore 16.00
mercoledì 4 agosto ore 11.00 e ore 16.00
giovedì 5 agosto ore 11.00 e ore 16.00
venerdì 6 agosto ore 11.00, ore 16.00 e ore 21.00
sabato 7 agosto ore 11.00 e ore 16.00
domenica 8 agosto ore 11.00 e ore 16.00
martedì 10 agosto ore 11.00 e ore 16.00
mercoledì 11 agosto ore 11.00 e ore 16.00
giovedì 12 agosto ore 11.00 e ore 16.00
venerdì 13 agosto ore 11.00, ore 16.00 e ore 21.00
sabato 14 agosto ore 11.00 e ore 16.00
domenica 15 agosto ore 11.00 e ore 16.00
martedì 16 agosto ore 11.00 e ore 16.00
mercoledì 18 agosto ore 11.00 e ore 16.00
giovedì 19 agosto ore 11.00 e ore 16.00
venerdì 20 agosto ore 11.00, ore 16.00 e ore 21.00
sabato 21 agosto ore 11.00 e ore 16.00
domenica 22 agosto ore 11.00 e ore 16.00
martedì 24 agosto ore 11.00 e ore 16.00
mercoledì 25 agosto ore 11.00 e ore 16.00
giovedì 26 agosto ore 11.00 e ore 16.00
venerdì 27 agosto ore 11.00, ore 16.00 e ore 21.00
sabato 28 agosto ore 11.00 e ore 16.00
domenica 29 agosto ore 11.00 e ore 16.00

Informazioni:
Castello del Buonconsiglio
via Bernardo Clesio, 5 38122 Trento Italia
Tel +39 0461 233770
Fax +39 0461 239497
e-mail: info@buonconsiglio.it

 

 

quotidiano TRENTINO - Cultura e spettacoli - 1 agosto 2010, pagina 43

Poesia in movimento nella magia di Glass che esalta il castello


TRENTO. Punto primo. Di notte: le luci, fioche o forti, proiettano figure, ombre e suggestioni su ogni angolo di storia. Nel castello del Buonconsiglio. E’ uno «sballo»: eccitazione che ridicolizza qualsiasi schifezza chimica alla quale in troppi s’illudono di affidare i propri «viaggi». Punto secondo. Nel castello del Buonconsiglio si fa teatro: «itinerante». Si usano il chiostro, il lapidario, il cortile: gli spazi sono palco. E sono scena. E’ esponenziale l’effetto di fascinazione. Nemmeno i rudi sfuggono al progressivo coinvolgimento di corpo e anima mentre si fondono i linguaggi dell’arte. Punto terzo. Quel teatro è parola e movimento. E’ contaminazione di suoni e acrobazie. Di poesia verbale. Di poesia mobile. Lo spettacolo non è affare solo di attori, ballerine, fonico e il lucista. Si confondono le sensazioni di crescente meraviglia man mano che l’anfitrione ti accompagna da una scena all’altra. Da un ambiente all’altro. Lo stupore del pubblico contagia i due bravi recitanti: innamorati, loro, non l’uno dell’altra, ma della vita. Un teatro senza platea e senza platealità. Misurato. Ma a tratti dirompente. In questo teatro il pubblico non è spettatore: emozionandosi, dà più spinta alle leggere movenze della ragazza che volteggia dall’alto di un lenzuolo. I cuori battono al ritmo della tribalità di un’altra fanciulla: nella sabbiera si contorce e loda la terra. Gli occhi seguono gli spruzzi liberatori di una ballerina acquatica: saltella dentro la fontana. E una filastrocca nota diventa un «rap» ante litteram: la prosa diverte senza sgualcire. Punto quarto. Questo è «Glass». Questo è lo spettacolo che «L’Uovo», il teatro che il terremoto ha drammaticamente reso instabile all’Aquila e che per fortuna ha trovato solidale stabilità a Trento, proporrà per tutto agosto al Buonconsiglio. Performance dedicata alla mostra del vetro. Venerdì ha debuttato il teatro di terra, aria, acqua, fuoco. E di poesia. O meglio, di poesie: sì, perché un gruppo che emana entusiasmo ma anche malinconia, gioia e tristezza - (perché un teatro in “esilio” non è un bel vivere) - «veste» di colore e calore Shakespeare e Pasolini, Prevert e Pavese. Lo fanno, i giovani e talentuosi attori dell’Uovo, esaltando i sentimenti: propri e altrui. Li mescolano - alchimia del reale - come si mescolano gli elementi base della vita: acqua, fuoco, terra ed aria. Un’azione teatrale? No, un messaggio: ricreare, poesia dopo poesia, la solidità del vetro e la fragilità delle nostre certezze. Punto quinto. «Glass» è da vedere. In un’ora trasmette la passione della regista Maria Cristina Giambruno, di Antonio Massena e dei loro ragazzi con le facce tese di fatica e convinzione. E’ da vedere - (dal martedì al venerdì alle 11 e alle 16, il venerdì alle 21) - perché, godendo il teatro e le mura, si diventa finalmente un po’ padroni di un castello che non può essere - tant’è bello - solo obbligo didattico. Punto sesto: il più importante. La sopravvivenza creativa garantita all’Uovo - che il Coordinamento Teatrale Trentino e il Centro Santa Chiara cercano di allargare su tutto il territorio - non è un’opera buona. E’ un investimento: il Trentino ha bisogno vitale di confronto e scambio. Altro che piume e cinturoni. Il teatro dell’Uovo è qui per una disgrazia. La disgrazia vera sarebbe dimenticarlo se e quando potrà tornare a casa. A L’Aquila.

Carmine Ragozzino

L'Uovo Onlus - TSI
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tel 0862.1960851
fax 0862.1960852
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