…Storia del Gigante Giovanni

Spettacolo di affabulazione liberamente tratto da Il GGG di Roald Dahl
di e con Daniele Milani

 

Buffo tipo questo Giovanni, dice di appartenere alla razza dei giganti, eppure non è poi tanto alto, come lui stesso si definisce, è solo un “gigante bonsai”.
Dei giganti ha sicuramente lo strano modo di parlare, composto da divertentissime parole inventate e tanti suoni onomatopeici.
Quando parla infatti, Giovanni si “intortiglia”, e dentro la sua testa sente solo un gran DIN DON!
Tra un pasticcio e l’altro, ha conosciuto Sofia, una bambina di sette anni che è diventata la sua migliore amica e insieme, hanno addirittura salvato il mondo dai giganti cannibali che mangiavano i bambini di notte!
La storia delle loro avventure, surreali e mirabolanti, rischierà di farvi morire dal ridere, soprattutto grazie al loro ritmo forsennato e alla straordinaria capacità comunicativa di questo Giovanni, che nonostante dichiari di essere un gigante, sembra affrontare le avventure e le difficoltà della vita, con lo stesso immacolato candore e la stessa gioia di vivere di un bambino disobbediente.


 

Note di regia:

Prima di tutto, Storia del Gigante Giovanni è stato un gigantesco (il termine mi sembra più che mai appropriato) esperimento.
Roald Dahl ha fornito lo spunto iniziale ed alcuni cardini, per compiere un lavoro sulla comicità ed il paradosso. Ha fornito poi lo schema generale, indispensabile per portare avanti la Fabula, nulla più.
Il vero lavoro è stato sul modo di raccontare. Mi interessava raccontare una storia, non direttamente come Daniele, ma compiendo a monte, un lavoro da attore su un personaggio.
Forse senza rendermene bene conto, mi ponevo una domanda del tipo: - Come racconterebbe questa storia uno Zanni?-
Per questo il gigante da me interpretato si è distaccato molto da quello proposto da Dahl.
Il mio Giovanni è la caricatura di un bambino disobbediente, una specie di “Zanni” appunto, ma non filologico, dei tempi nostri, che pur muovendosi in un mondo surreale e fantastico è mosso da istinti elementari ed umani.
Della tecnica del raccontare, l’aspetto sul quale ho concentrato maggiormente l’attenzione è il montaggio. Mi interessava capire come, l’alternarsi di narrazione ed interpretazione dei vari personaggi della storia, potesse essere gestita in scena, come in un film l’alternarsi di campi lunghi, e primi piani, imprimendo allo spettacolo un ritmo particolare.
Dal punto di vista tematico mi interessava trasportare i bambini in un mondo totalmente fantastico e stralunato, un mondo “in assenza di gravità”, nel quale la fa da padrone la “leggerezza”.
Per questo nella storia, i sogni si possono toccare come fossero bolle di sapone che fluttuano nell’aria e qualsiasi difficoltà della vita, perfino i terribili mostri cannibali, sono presentati in maniera grottesca e divertente. Da questo deriva la conclusione che, il “messaggio educativo” dello spettacolo, ammesso che uno spettacolo debba averne necessariamente uno, non sia tanto nella storia che viene raccontata, ma nella presenza stessa del personaggio sulla scena. Il messaggio che Giovanni lancia tra le righe ai ragazzi è: - Guardate, guardate me! Sono la dimostrazione vivente che il mondo straordinario, pazzo e stralunato, che ognuno di voi ha in testa, se volete, può esistere davvero! La vostra fantasia può travolgervi, rapirvi e salvarvi dal grigiore del quotidiano.

Scheda Tecnica

esigenze tecniche palcoscenico all’italiana m 8x7x5h
quadratura nera montata
graticcia
buio in sala

montaggio 4 ore

Kw impegnati 15 (380 V / 3 P+N+T)

Lo spettacolo è adatto anche per spazi non teatrali e all’aperto

 

 

 
   

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